Arnolfo di Cambio
L'Istituto è stato intitolato ad Arnolfo di Cambio negli anni '80, su proposta del preside Francesco Mirabella e del prof. Pilade Trabalza.
Arnolfo di Cambio (Colle Val d'Elsa 1245 (circa) – Firenze 1302 ) è uno degli artisti più rappresentativi della scultura e architettura gotica italiana. Operò a lungo nel centro Italia, fu a Perugia tra il 1277 e il 1281, quando ebbe l'incarico dalle autorità comunali di progettare e costruire una fontana che doveva essere collocata "in pede fori" cioè dalla parte opposta della grande piazza (platea magna) rispetto alla Fontana Maggiore, che Giovanni e Nicola Pisano, insieme a fra' Bevignate, stavano terminando. Di quest'ultimo Arnolfo fu allievo, collaborando anche alla realizzazione di alcune opere: il Pulpito del Duomo di Siena e l'Arca di San Domenico a Bologna .

Pulpito del Duomo di Siena e Arca di San Domenico di Bologna
Mentre la Fontana Maggiore è ancora il simbolo della città, la Fontana di Arnolfo di Cambio invece fu demolita nel ‘300 e di essa restano solamente cinque sculture in pietra e due in bronzo. Delle cinque sculture tre rappresentano assetati nell'atto di attingere acqua, le altre due raffigurano scribi (forse due magistrati comunali). Le due sculture in bronzo, il Grifo e il Leone, fino a pochi anni fa erano collocate all'esterno di Palazzo dei Priori, ai lati della porta della Vaccara. Oggi tutti i resti della fontana di Arnolfo, la cui struttura resta sconosciuta, sono conservati nella Galleria Nazionale dell'Umbria.

Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria, frammenti della Fontana degli Assetati

Lo scriba
Con il materiale di spoglio della fontana fu costruita la originaria scala, a forma semicircolare, della chiesa di Sant'Ercolano.
Prima di trasferirsi a Perugia Arnolfo aveva bottega in proprio a Roma, dove operò per quasi un quarto di secolo e dove venne considerato il più importante artista del periodo.
Tra il 1266-1267 scolpisce la statua di Carlo d'Angiò, originariamente situata sul fianco sinistro della chiesa di Santa Maria in Aracoeli, ora nei musei Capitolini.

Carlo d'Angiò
Le più pregevoli opere romane sono il Ciborio per l'altare maggiore della basilica di San Paolo fuori le Mura compiuto, come attesta un'iscrizione, nel 1285 e quello di Santa Cecilia in Trastevere: entrambi sono caratterizzati dal baldacchino con timpani triangolari di gusto gotico-francese.

Ciborio San Paolo fuori le Mura e Ciborio Santa Cecilia in Trastevere
In San Giovanni in Laterano è conservata la tomba del Cardinale Annibaldi (1276) dalla forme innovative che costituirono un prototipo rivoluzionario per le tombe romane del periodo gotico in cui viene realizzato un significativo rapporto tra architettura e scultura.
Allo stesso periodo delle opere romane risale la Tomba di Adriano V in San Francesco a Viterbo.

Tomba di Adriano V
Tra il 1285 e il 1287 scolpisce su commissione di Onorio IV l'Oratorium Praesepis, conservato in buono stato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove si può anche ammirare una reliquia della culla di Gesù bambino.
Dal 1295 è a Firenze e inizia i lavori della chiesa di Santa Croce.

Santa Croce
Nel 1296 intraprende la costruzione e la decorazione esterna della facciata di Santa Maria del Fiore che a causa della morte dell'artista rimase incompiuta e viene successivamente demolita. Restano solo alcune sculture: la Madonna col Bambino e la statua di Bonifacio VIII (conservate al museo dell'opera del duomo).
L'attuale rivestimento è la realizzazione del progetto di Arnolfo, ma è stato eseguito nell'800.

Santa Maria del Fiore, Madonna col Bambino, Bonifacio VIII
Progettò anche il Palazzo Vecchio o Palazzo della Signoria, dalla nitida massa cubica rivestita a bugnato, conclusa nello slancio verticale dell'alta torre, genialmente posta fuori asse, seguendo la tipologia dei castelli extraurbani per adattarsi alla fisionomia eccentrica della piazza.

Palazzo Vecchio
Lavora anche ad Orvieto dove è chiamato nel 1282 per realizzare un monumento al Cardinale Guglielmo de Braye.

Tomba Cardinale de Braye


