ISTITUTO TECNICO PER GEOMETRI ARNOLFO DI CAMBIO
via XIV settembre 79, 06126 Perugia - tel. 0755733842 fax 0755721703
C.F. 94096500544

:::AREA DOCENTI:::

webmail

Gli studenti pubblicano

60° anniversario della costituzione


Omar Tebib - classe 4B (a.s. 2008/09)

Convegno sull’articolo 11 della costituzione repubblicana.
Il convegno a cui abbiamo preso parte in rappresentanza dell’Itg, fa parte di una serie di incontri promossi dal Comitato provinciale per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto dell’unità europea nell’ambito del 60° anniversario dell’entrata in vigore della costituzione, volti alla conoscenza e alla valorizzazione della storia della nostra carta fondamentale.

In particolare questa lezione riguardava il valore e gli effetti che l’Articolo 11 della costituzione, riguardante il ripudio della guerra, ha avuto nella politica estera italiana dal 1948 ai giorni nostri, in relazione ai vari ambiti in cui questa politica si è misurata.

I vari relatori hanno sviluppato i seguenti temi:

Tutti i temi sono ampi ed interessanti, ma particolarmente attuale mi è sembrata la relazione riguardante la ricostruzione italiana nel secondo dopoguerra e la rifondazione di un sistema economico che garantisse prosperità e pace tra le nazioni.
Il relatore è stato il professor Ruggero Ranieri dell'Università di Padova che ci ha spiegato come l’Italia uscita perdente dalla seconda guerra mondiale, sia stata costretta a partecipare almeno in un primo tempo con un ruolo di secondo piano alle decisioni che si stava prendendo per fondare un nuovo ordine che garantisse sviluppo, benessere economico e quindi pace.
Ancor prima della fine delle operazioni belliche si diffuse l’idea tra i leader dei paesi vincitori, ma non solo, che per evitare il ripetersi di una guerra cosi terribile sarebbe stato utile fondare delle organizzazioni sovranazionali a cui tutti gli stati della comunità internazionale avrebbero dovuto cedere parte della propria sovranità e in tal caso anche parte delle propria ricchezza per garantire pace e sviluppo.
Questa teoria venne sancita dagli accordi di Bretton Woods del 1944 in cui si decise la fondazione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, organizzazioni specializzate delle Nazioni Unite che hanno nel loro statuto e come moto ispiratore quello di promuovere la cooperazione tra le nazioni e favorire lo sviluppo degli scambi commerciali.
L’Italia uscita dalla guerra aveva l’urgente necessità di trovare una collocazione nel panorama internazionale, trovandosi geograficamente, ma anche in politica interna al confine tra il blocco di influenza statunitense e quello di Influenza russa.
La vittoria della Democrazia Cristiana che si sarebbe riconfermata come punto fermo per molti anni allontanò l’Italia dall’ effettiva possibilità di un passaggio dalla parte del blocco sovietico, questo fu in parte un vantaggio perché diede la possibilità di beneficiare del piano di aiuti Marshall, ma d’altra parte ridusse, e anche di molto, la nostra capacità negoziale nei confronti degli Usa che ormai contavano, a ragione, di averci annessi alla loro sfera di influenza.
Grazie agli aiuti ottenuti dagli Stati Uniti fu possibile migliorare almeno in parte le condizioni di vita della popolazione, e poi finanziare le industrie che erano rimaste senza capitali e quindi senza la possibilità di acquistare materie prime.
L’Italia fu molto favorita dalla liberalizzazione delle dogane che diede un impulso inaspettato alle nostre esportazioni, rendendo possibile uno sviluppo del settore manifatturiero, che produce molta occupazione e quindi genera un sostanziale aumento del Pil.
Anche il fatto di aver legato il valore della moneta italiana, la lira, al dollaro favorì e di molto il nostro sviluppo che ci portò a scalare la classifica dei paesi più industrializzati, ampliando dunque anche la nostra importanza nel panorama politico internazionale.

Questo processo, sicuramente guidato positivamente dalla politica, ma merito della voglia che gli italiani avevano di riscattare la propria condizione, ci ha resi un paese con un benessere diffuso fra i più alti al mondo. Oggi, in un periodo di crisi in cui si vorrebbe ricorrere a strumenti antiquati come il protezionismo, sarebbe utile avere una classe dirigente capace e responsabile delle proprie azioni, ma anche ricordare come noi italiani abbiamo avuto accesso al benessere aprendoci ai commerci e agli scambi che hanno in effetti prodotto una lunga fase di sviluppo e pace non solo nel nostro paese, ma in tutto l’occidente per un periodo lungo che si protrae da almeno cinquanta anni.