Riflessioni sul film " La Classe " di Laurent Cantet
Omar Tebib - classe 4B (a.s. 2008/09)
La scuola è solo un servizio sociale o ha responsabilità culturali?
Il film, tratto dall’omonimo libro di François Bégaudeau, racconta quanto accade fra le mura di una classe delle scuole medie della periferia parigina e del rapporto tra gli alunni e il loro insegnante di lettere, impersonato dallo stesso Begaudeau, calatosi nelle vesti di attore.
Gli “alunni” in questione, sono stati scelti dal regista dopo mesi di laboratorio in una vera scuola media, assieme alla collaborazione di Begaudeau.
All’inizio del film, facciamo la conoscenza di Bégaudeau mentre incontra i colleghi all’apertura dell’anno scolastico. La sua classe è composta da un gruppo di ragazzi e ragazze, immigrati di seconda generazione, dalle origini più diverse.
Il professor Begaudeau tenterà, spesso inutilmente ed in maniera discutibile, di appassionare i ragazzi allo studio e al rispetto delle regole.
Il film mette in risalto in maniera cruda senza remore quelle che sono le contraddizioni e i comportamenti autolesionisti dei ragazzi che troppo spesso frequentano la scuola senza pensare minimamente alle tante cose che sarebbe possibile apprendere, ma utilizzandola come luogo di sfogo dei proprio rancori o semplicemente della voglia di mettersi in mostra, evidenziati però non sono solo gli aspetti negativi, si vede infatti che alcuni degli studenti peggiori sono, fuori dalla scuola, ragazzi che si impegnano in casa o hanno interessi culturali.
La risposta del professore interpretato da Begaudeau si rivela inadeguata e porta al degenerare della situazione, il professore infatti non afferma mai la sua posizione di superiorità sugli alunni e questo lo porta a doversi giustificare per i suoi comportamenti, spostando l'attenzione dai problemi reali a quelli che ne derivano.
Questo film può risultare noioso e triste per la mancanza di una trama vera e propria, ma racchiude in sè una carica di verità e offre uno stimolo di riflessione sulla situazione in cui si trova la scuola, sul suo ruolo educativo e sui doveri che dovrebbe chiedere a chi la frequenta.
La visione di un film cosi realista sulla situazione presente in alcune scuole, mi ha portato a fare dei confronti con quella che io frequento. Nel mio istituto per fortuna tali oltraggi alle regole non avvengono, ma so per la esperienza diretta che esistono realtà dove certi comportamenti non sono rari e talvolta si arriva a commettere anche fatti gravi senza che vi siano conseguenze adeguate per gli autori di tali gesti.
Avvenimenti del genere si realizzano per la mancanza di principi solidi che guidino il comportamento di alcuni ragazzi, ma anche perché questi sono convinti di rimanere impuniti, credo pertanto che sarebbe possibile fermare questa deriva attraverso l’istituzione di sanzioni giuste, applicate, ma mi chiedo anche il perchè di tanto disinteresse per l’apprendimento.
Per le realtà che lo hanno perso è di primaria importanza riacquistare un clima costruttivo, non che sia cosa facile, ma questo è il requisito fondamentale per far si che l’istituzione scolastica non sia inutile. Dovrebbe essere tutta la società a impegnarsi per il raggiungimento di tale obiettivo, perchè l'educazione di noi ragazzi è l'educazione della società che verrà.
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P.S. L’idea delle classi ponte per gli studenti immigrati è venuta, al ministro Gelmini, (è questa una sua dichiarazione) dopo la visione del film di Cantet. Ma la lingua francese quegli studenti la conoscevano!


